Sin da subito siamo tutti fortemente soggetti al giudizio degli altri, ma forse ancor di più a quello di noi stessi. Senza nemmeno rendercene conto, ci ritroviamo ad agire in funzione di ciò che gli altri vorrebbero o potrebbero pensare; smettiamo di ascoltarci e trasformiamo la nostra libertà in una vera e propria gabbia di schiavitù.
Se lo facciamo con noi stessi, se ci sentiamo autorizzati a puntare il dito verso esseri della nostra stessa specie, cosa crediamo possa fermarci – in maniera più o meno intenzionale e consapevole – dal farlo anche nei confronti del nostro cavallo? O addirittura del nostro stesso lavoro con il cavallo?
Attenzione ai paragoni, alle invidie, ai commenti… state entrando in una selva oscura che già Dante descriveva come il luogo in cui si smarrisce “la diritta via”.
A questo punto, leggendo questa breve introduzione, alcuni di voi si fermeranno a riflettere, sprofondando in una probabile confusione; altri sorrideranno perché queste righe risuoneranno dentro di loro come un’autentica verità; altri ancora scuoteranno la testa pensando che io sia completamente andata… verso dove, vi chiedo?
Vorrei viaggiare, ma sapete, i cavalli mi tengono impegnata!
Stop, scherzi a parte. Ascolta. Anzi, continua a leggere con gli occhi se puoi, ma ascolta con il cuore ciò che vorrei comunicarti.
Attaccarci a un’idea rigida di “giusto” o “sbagliato” nella relazione con il cavallo può indurci a una totale distorsione dei suoi comportamenti, facendoci cadere nella peggior forma di interpretazione antropocentrica della libera espressione che, in verità, tanto ricerchiamo.
Ciò che è giusto e ciò che non lo è è spesso relativo (lo dice la scienza, non la Cammilletti): le variabili sono infinite quanto le personalità, i valori, le esperienze e le situazioni. Non si può valutare una relazione sulla base del giusto o sbagliato, ma, a mio parere, sarebbe più corretto orientarsi su concetti come benessere o non benessere, sicurezza o non sicurezza, rispetto o non rispetto, libertà d’essere o privazione d’essere, comunicazione o non comunicazione, funzionalità o non funzionalità adattiva.
Pensare che qualcosa sia semplicemente etichettabile come “sbagliata” ci impone di interrompere immediatamente una delle componenti fondamentali della comunicazione: l’ascolto.
Nell’interazione interspecifica tra uomo e cavallo, l’ascolto è imprescindibile. Non è quindi possibile definire un comportamento come “sbagliato” in senso assoluto, poiché l’etogramma comportamentale equino si basa su modalità espressive profondamente diverse dalle nostre.
Il cavallo agisce secondo il suo etogramma, le sue emozioni, le sue necessità e le sue esperienze. La sua percezione, spontanea e priva di giudizio (non di apprendimento), è ciò che conta e non può essere definita da noi come “sbagliata”.
Facciamo un esempio. Se un cavallo, mentre lo conduciamo in capezza, si impenna in risposta a uno stimolo che attiva un comportamento agonistico, questo comportamento non è “sbagliato” in sé. Nella relazione interspecifica uomo–cavallo può essere definito non sicuro.
Diversamente, lo stesso comportamento, nella relazione tra conspecifici, può essere funzionale, comunicativo, adattivo.
Questa distinzione cambia profondamente il nostro atteggiamento e la nostra predisposizione: è sano pensare che qualcosa non sia sicuro, ed è soprattutto reale. Se pensiamo che una situazione non sia sicura, restiamo in ascolto per trovare una soluzione. Se invece la definiamo “sbagliata”, trasformiamo ciò che è reale in un giudizio privo di funzionalità reattiva, risolutiva e relazionale.
Automaticamente entriamo nella difensiva, nella negazione, interrompiamo l’ascolto e modifichiamo il nostro comportamento sotto la spinta della frustrazione e del disagio legato a aspettative non raggiunte.
La scienza del comportamento ci insegna che un comportamento non è mai casuale, ma è sempre il risultato di un’interazione tra sistema nervoso, ambiente, esperienze individuali ed emozioni.
In etologia e in neurobiologia non esiste il concetto di comportamento “sbagliato” in senso morale: esiste un comportamento adattivo o non adattivo, funzionale o non funzionale, sicuro o non sicuro rispetto a un determinato contesto.
Il sistema nervoso del cavallo non agisce per compiacerci né per sfidarci: agisce per regolarsi, per ritrovare equilibrio, per rispondere a ciò che percepisce come rilevante o minaccioso.
Etichettare quella risposta come “sbagliata” significa ignorare il principio base della regolazione biologica: ogni organismo cerca la sopravvivenza e il benessere secondo le risorse che ha in quel momento.
Come ha mostrato Jaak Panksepp, le emozioni di base non sono errori da correggere, ma sistemi biologici di sopravvivenza.
Paura, attivazione, evitamento, opposizione: non sono “sbagli”, sono segnali.
E ogni segnale chiede una cosa sola: ascolto.
Quando spostiamo lo sguardo dal giudizio all’ascolto, dal giusto/sbagliato alla sicurezza, dalla colpa alla comprensione, accade qualcosa di fondamentale:
la relazione smette di essere un terreno di controllo e diventa uno spazio di incontro.
E forse è proprio qui che risiede la vera responsabilità di chi lavora con i cavalli, nonché la chiave della relazione tra cavallo e uomo: non bisogna cadere nella presunzione di correggere ciò che si giudica errato, ma bisogna sviluppare abilità per creare le condizioni affinché il cavallo possa esprimersi senza doversi difendere.
Una volta interiorizzato questo approccio mentale (nonché emotivo), si può iniziare davvero a interagire con il proprio cavallo su un mondo percettivo simile e chiaro. Senza questo, non c’è metodo che tiene e tecnica che funziona. C’è solo privazione mascherata da paroloni etologici, forzature e costrizioni nascoste sotto tappeti di ipocrisia tecnica, cavalieri e trainer che riversano le loro difficoltà di regolazione emotiva su poveri cavalli che ne hanno le ben scatole piene di essere tacciati della gran colpa di essere cavalli.
Un cavallo che si sente ascoltato, compreso e sicuro, non ha bisogno di opporsi.
E un essere umano che rinuncia al giudizio e alle etichette mentali, ha finalmente spazio per imparare a comunicare con il proprio cavallo!!
Cosa serve al tuo cavallo, oggi, per stare bene insieme a te???
Ascolta ciò che ti dice il tuo cuore e segui la sua strada, che magari non sarà diritta, ma di certo non ti farà smarrir… buon cammino Riders!!!!!!
©Elena Cammilletti
