I cavalli possono provare emozioni complesse come la felicità? Finalmente ad oggi la risposta è sempre più chiara: la scienza dice di sì.
Studi etologi hanno dimostrato che cani, cavalli, elefanti, corvi e delfini manifestano segnali fisiologici comportamentali simili a quelli che, in noi, corrispondono a momenti di felicità: maggiore gioco, rilassamento muscolare, curiosità, vocalizzazioni positive.
È stato inoltre dimostrato che per molti animali sociali la felicità non è uno stato esclusivamente individuale, ma nasce dalla connessione con altri esseri viventi.
Rientrerà in questo anche l’interazione con l’uomo?
Se vogliamo analizzare il termine felicità da un punto di vista biologico, possiamo affermare che si tratta di uno stato di benessere legato al rilascio di neurotrasmettitori quali dopamina, serotonina ed endorfine (gli ormoni della felicità). Ognuno di questi ha funzioni specifiche, ma lavorano anche in sinergia per creare sensazioni positive e contribuiscono al benessere generale.
Nei cavalli è possibile migliorare e stimolare la loro produzione attraverso uno stile di vita corretto garantendo:
- un’adeguata alimentazione ricca di nutrienti volti a soddisfare il fabbisogno nutrizionale giornaliero attraverso la somministrazione di alimenti di ottima qualità;
- tempi di riposo-sonno di qualità, attraverso l’utilizzo e la presenza di ripari e/o luoghi puliti e sicuri;
- esposizione alla luce solare; ovvero possibilità di stare all’aperto;
- relazioni sociali positive intra- ed interspecifiche;
- riduzione dell’esposizione a situazioni di stress;
- adeguato esercizio fisico (assenza di metodi e strumentazioni coercitivi e costruttivi).
Il grooming reciproco (o mutual grooming) tra cavalli aumenta il rilascio di endorfine, favorendo così uno stato di rilassamento e di piacere (condizione di benessere, felicità).
Il cavallo presenta un sistema limbico ben sviluppato, ed è la parte del cervello che svolge un ruolo centrale nelle emozioni, nella memoria e nei comportamenti sociali. Una parte che quindi deve essere ben studiata e analizzata da chi, come me, si interessa di comportamento e, in verità, da tutti coloro che decidono di interagire con questo splendido animale.
Di certo non sorridono come noi, ma (se studiato) il loro linguaggio è chiarissimo. È attraverso i segnali del corpo che il cavallo può trasmettere il suo stato d’animo.
Nell’interazione con il cavallo, l’osservazione diretta del suo comportamento è uno strumento chiave per comprendere il suo stato emotivo quando positivo: movimenti fluidi e armonici del corpo (spontaneità); interazioni volontarie intraspecifiche ed interspecifiche; esplorazione dell’ambiente senza dare segni di tensione; espressioni facciali rilassate (muscoli facciali distese, orecchie rilassate, ecc.).
Il cavallo prova felicità, solo quando è inserito in un ambiente che glielo permette.
Il sistema limbico sarebbe apparso con i primi mammiferi ed è a questo che viene attribuito, per l’appunto, il controllo delle emozioni, nonché la memorizzazione di comportamenti legati a esperienze piacevoli o sgradevoli (apprendimento), la memoria breve e a lungo termine, l’olfatto, la percezione del tempo, i meccanismi di motivazione e di ricompensa, il senso di gratificazione derivante dal raggiungimento di un obiettivo. Cosa non meno importante ad esso viene associato anche la sensazione di sentirsi al sicuro (priorità assoluta per una preda come il cavallo). Le strutture cerebrali ad esso collegate sono diverse tra cui:
- Amigdala: il suo ruolo è quello di elaborare le emozioni legate alla difesa e alla reattività, svolge quindi un ruolo fondamentale nelle risposte di sopravvivenza dell’animale.
- Ipotalamo: regola le funzioni fisiologiche e comportamentali quali fame, sete, stress, equilibrio ormonale.
- Ippocampo: è legato all’apprendimento e alla memoria, soprattutto quella spaziale.
- Corteccia cingolata (ovvero una parte della corteccia celebrale ): emozioni sociali, motivazione, legami intra ed interspecifici (quindi anche con l’uomo);
- Setto: calma e comportamenti sociali;
- Corpi mammillari: memoria, apprendimento;
- Talamo (anteriore): connette emozioni e sensi.
Recenti evidenze neurobiologiche e fisiologiche hanno riportato che i cavalli esposti a contesti positivi (per esempio l’ utilizzo di ricompense, cibo) hanno maggiore flessibilità nell’apprendimento rispetto a quelli in stato neutro o negativo (studio effettuato su 55 puledre). Altri studi invece hanno dimostrato che carezze e contatto fisico aumentano significativamente i livelli di ossitocina diminuendo leggermente anche i livelli di cortisolo, segno che tali interazione favoriscono il legame sociale senza generare stress.
Oggetto di studio è stata anche la massoterapia, evidenziando che se applicata dopo l’attività fisica comporta una riduzione significativa dei livelli di cortisolo e di comportamenti conflittuali, evidenziando un chiaro effetto calmante e di benessere nel cavallo.
Allo stato domestico, la scienza afferma quindi che la relazione con l’uomo è determinante nello stato di benessere, e quindi felicità, del cavallo.
Attenzione, però, a non confondere il nostro stato di benessere in presenza del cavallo con la reale felicità o stato di benessere del cavallo stesso.
Recenti studi condotti con tecniche non invasive (come il monitoraggio del battito cardiaco e l’analisi ormonale della saliva) mostrano che le interazioni positive con l’uomo riducono i livelli di cortisolo (ormone dello stress).
In un test basato sul suono, i cavalli hanno avuto reazioni distintive a vocalizzazioni positive (risata) rispetto a quelle negative, indicando una preferenza verso segnali affettivi positivi e una capacità di percepire le emozioni umane.
Inoltre, in presenza di interazioni volontarie con l’uomo volte a soddisfare i loro bisogni specifici di specie, una revisione sistematica recente della Cambridge university press mette in luce comportamenti indicativi di stato affettivo positivo, associato a posture rilassate.
Pertanto le ricerche scientifiche degli ultimi anni stanno di certo mettendo in evidenza che la felicità del cavallo è profondamente legata alla qualità della relazione con l’uomo.
In conclusione, non solo i cavalli sono in grado di sperimentare stati emotivi positivi, ma hanno mostrato capacità di apprendimento emotivo, percezione affettiva e legami sociali che generano felicità.
È forse arrivato il momento di rivedere un po’ il nostro comportamento e darci la possibilità di essere dei partner umani di “qualità” per i nostri equini?
Elena Cammilletti
