
Ci si sente allievi o si è allievi? C’è una sottile differenza tra l’accollarsi un’etichetta senza comprenderne a fondo il significato e chi, invece, ne veste i panni con fierezza ed audacia. Chi, dunque, è davvero un allievo?
È allievo colui che, mosso da una motivazione intrinseca, apprende un’arte, una disciplina, uno sport.
È colui che, privo di specifiche conoscenze, decide consapevolmente di affidarsi a una guida, il maestro, e che attraverso situazioni e compiti, impara le abilità utili a migliorare la sua attitudine in quella determinata disciplina/arte/sport, acquisendo competenze.
Quali benefici ritrae l’allievo dall’apprendimento? Oltre che alla più ovvia ed essenziale conoscenza, ai meccanicismi unici di quell’area di interesse, c’è una sostanziale questione che porta l’allievo ad una propria ed individuale evoluzione, nonché adattamento: la crescita personale. Il corretto approccio mentale all’apprendimento, e al necessario cambiamento che racchiude in sé, porta l’individuo ad un inevitabile lavoro su se stessi.
E il maestro? È maestro colui che da allievo ha portato avanti un percorso di formazione, acquisendo ed interiorizzando abilità, mostrando capacità in tale disciplina/arte/sport scelto, ma è soprattutto colui che si è messo in gioco nella vita e ha, senza alcun indugio, lavorato su se stesso. Lavorando su se stessi, possiamo metterci a disposizioni degli altri. Un maestro è un costante allievo della vita e dell’apprendimento, che avrà a sua volta bisogno di un maestro, una persona che sarà in quel momento in un punto evoluzionistico diverso. Il maestro racconta la sua esperienza, che non è assoluta ed immutabile, ad un allievo che ha fame “di sapere”. Attraverso l’allievo, il maestro può apprendere nuove modalità di apprendimento, acquisire nuove conoscenze.
Un maestro e un allievo sono fatti, perciò, dell’ennesima essenza, percorrono la stessa strada, stanno semplicemente in due punti evoluzionistici differenti.
Ciò che vive l’allievo oggi, lo ha vissuto il suo maestro ieri. E.C.
La mente dell’allievo e del maestro sono uguali se entrambe, però, sono aperte alla conoscenza e portati all’ascolto. Un allievo deve essere in grado di ascoltare, in egual misura il maestro deve saper fare lo stesso, forse molto più dell’allievo.
Qual è il limite di un maestro? La chiusura all’apprendimento oltre quello che già sa e l’incapacità di ascoltare le sensazioni e le idee oltre la sua conoscenza.
Il limite per un allievo? Vedere alla conoscenza con superficialità, offuscando la mente da arroganza o insicurezze, pensando in qualche modo di “essere arrivato”, “di non essere in grado di” o di “essere al di sopra” della disciplina/arte/sport stesso.
Per entrambi si parla di resistenza mentale all’apprendimento. Si pone resistenza applicando al nostro comportamento velate scuse o compensazioni. “Il polso che non sta in posizione corretta nel mentre il cavaliere tiene la redine”, è una resistenza mentale all’apprendimento. Ognuno di noi ha delle resistenze. L’importante è capirne il motivo. Per alcuni può essere una protezione dalla fatica, per altri una protezioni dalle proprie emozioni. Come l’apprendimento, le reazioni e le resistenze sono strettamente individuali. Non c’è una regola. C’è la forza dell’individuo di andare oltre alle resistenze e amare la sua posizione di allievo, basta ricordare che tutti quanti si è allievi e ricordare sempre la motivazione intrinseca per cui si ha scelto di inziare ad apprendere.
Andatene fieri di essere allievi perché vi siete dati una grande possibilità: quella di amare voi stessi e conoscere il potere della vostra mente.
©Elena Cammilletti
