LIBERTY HORSE TRAINING: UN “GIOCO” INDISPENSABILE PER LA RELAZIONE CAVALLO-UOMO

Il gioco racchiude in sè tutte quelle attività legate all’esplorazione e alla comunicazione.

Il cavallo è un animale sociale, gerarchico, che attraverso le interazioni sociali (riconducibili anche ai momenti di gioco) apprende specifici comportamenti: impara a distinguere ciò che può fare e ciò che non deve fare. Non solo, sono proprio queste opportunità relazionali che permettono al cavallo di migliora le sue naturali abilità (motorie, cognitive ed emotive).

Alcuni definisco il lavoro in libertà  un’attività “ludico-ricreativa”, di scarso spessore, volta a coloro che si vogliono semplicemente “dilettare” con il cavallo.

Nella realtà è un’attività molto complessa, che si basa su importanti teorie dell’apprendimento, volta ad educare non solo il cavallo, ma anche i cavalieri che la praticano!

É quindi, in questo solo ed unico senso, che chi fa lavoro in libertà gioca con i cavalli!

person s hand touch horse nose

L’ABC DEL LIBERTY TRAINING: requisiti minimi ed equipaggiamento

Partiamo con l’elencare i requisiti minimi per iniziare ad allenare il nostro cavallo al lavoro in libertà.

  • Conoscere l’etogramma del cavallo (conoscere e saper riconoscere i comportamenti e i segnali che il cavallo manda)
  • Avere un buona padronanza del proprio corpo e delle proprie emozioni
  • Avere molta, moltissima pazienza
  • Saper essere un buon leader (e quindi aver sviluppato importanti abilità comunicative e tecniche)
  • Saper motivare il proprio partner equino
  • Sapersi guadagnare la sua fiducia

Equipaggiamento per iniziare:

  • tondino o arena, per iniziare è meglio uno spazio circoscritto
  • capezza e lunghina (a portata di mano)
  • stick (o frustino da dressage), strumento utile a mantenere la distanza, toccare il cavallo nelle diverse aree e spostarlo.

DOMANDE FREQUENTI:

  • CHE COSA è IL LAVORO IN LIBERTA’? Il lavoro in libertà è un’attività nella quale il cavaliere fa delle richieste da terra al cavallo, senza l’uso di  finimenti, capezze e lunghine, ecc.
  • DOVE SI SVOLGE? Ovunque, ma all’inizio è meglio sviluppare l’attività in un campo circoscritto, come un tondino. Questo permetterà a noi e al cavallo di avere tempi di risposta/reazione più corrette.
  • QUALI SONO GLI OBBIETTIVI? L’obbiettivo principale del lavoro a terra è quello di migliorare la relazione con il partner equino, educarlo e migliorare, tramite il gioco, le sue abilità naturali (cognitive, motorie ed emotive). Migliorando abilità e dialogo, ad averne un enorme beneficio è anche la performance.
  • QUANTO TEMPO CI VUOLE PER OTTENERE RISULTATI? La fretta è cattiva consigliera e, in questo caso, controproducente. Il lavoro il libertà è il risultato finale di un lungo percorso di comunicazione e addestramento. Non c’è un tempo prestabilito: bisogna dare il giusto tempo al cavallo per imparare (rispettando il suo ritmo).
  • IL LAVORO IN LIBERTA’ è SOLO IL RISULTATO DI UN BUON RAPPORTO TRA CAVALLO E CAVALIERE? No, è il risultato di un lavoro corretto di educazione e addestramento, ma senza “relazione” (e tutto quello che implica, che vedremo successivamente) che lavoro in libertà sarebbe?

DUE TIPOLOGIE DI LAVORO IN LIBERTA’

herd of horses on grass field
  • La prima è una tipologia di lavoro in libertà che parte fin da subito. Il cavallo non conosce i finimenti e non è mai stato condizionato dall’uso di essi.
  • La seconda è una tipologia di lavoro in libertà eseguito dopo aver condizionato il cavallo a rispondere alle nostre richieste (seguirci, andare indietro, ecc.) tramite l’azione di lunghine o altri finimenti.

Sono entrambe due modalità corrette, ma se scegliamo di interagire con un cavallo che non è mai stato condizionato neanche alla capezza e lunghina, è necessario comprendere le difficoltà e i rischi a cui potremo andare incontro. É fondamentale che si abbiano le basi della comunicazione (o linguaggio) equina, che si sappia riconoscere ed interpretare nel modo corretto i segnali lanciati dal cavallo o dai cavalli (se in branco) e che si riesca a prevedere le conseguenze delle nostre azioni, sapendo gestire al meglio le situazioni che si potrebbero presentare, in totale sicurezza.

É IMPORTANTE SAPERE CHE:

  • il cavallo è un animale gregario e gerarchico: il cavallo per sua natura necessità “dell’altro” e sviluppa tutte le sue relazioni sociali attraverso un sistema gerarchico, se non è il leader ha bisogno di averne uno.
  • il 99% del suo modo di comunicare è attraverso il corpo
  • è una preda per tanto non pensa in modo diretto, va a risparmi energetico, attua comportamenti (quando si sente in pericolo) di fuga o lotta (fight or flight) e fa esattamente l’opposto di ciò che vorrebbe un predatore.

RELATIONSHIP: le 3 regole d’oro del Liberty Training

1) DIVENTA IL SUO LEADER

Il cavallo ha bisogno di un leader, che nei cavalli corrisponde a quel soggetto (solitamente la femmina più anziana) che emana affidabilità, esperienza, coraggio, forza di volontà. Attraverso una sorta di particolare magnetismo riesce a mettere a suo agio e far sentire in sicurezza l’intero branco. Non solo, è in grado di prendere decisioni per il bene comune.

Il nostro cavallo si aspetta questo da noi. Affinché ci riconosca come un leader è necessario dimostrare una certa (reale) forza interiore. Nella relazione uomo-cavallo, il cavallo necessita di ricevere da noi delle indicazioni.

Dobbiamo essere in grado di trasmettergli regole semplici, chiare e coerenti! Se senza costrizioni, coercizioni e stress, riusciamo ad essere accettati come leader, oltre ad esserne particolarmente felici, dobbiamo essere anche consapevoli della responsabilità che ne deriva.

2) SII IL SUO “LUOGO SICURO”

Un modo per guadagnarsi la fiducia del nostro partner equino è quello di liberarlo dalla paura e dallo stress! 

Paura e stress sono una condizione fisiologica naturale perché legate all’istinto di sopravvivenza, ma se in eccesso (alimentate da noi o dall’ambiente in cui il cavallo vive), causeranno lo sviluppo di importanti patologie comportamentali.

Come afferma un grande uomo di cavalli: “non sono sufficienti carote e biscottini”. Il cavallo ricerca principalmente la sicurezza e se noi siamo in grado di dargliela, attraverso una corretta comunicazione, senza forzature, ecco che riusciremo facilmente ad arrivare al loro cuore.

3) RISPETTARE I SUOI TEMPI ( CHE SPESSO NON CORRISPONDONO AI NOSTRI!!)

É importante dare al nostro cavallo il tempo di imparare. Il ritmo? Sarà lui a dettarlo! Le nostre aspettative e i nostri desideri non devono trasformarsi in noiose e stressanti ripetizioni.

LA PRATICA: esercizio base

Gli esercizi da eseguire nel liberty training sono davvero tantissimi e tanto dipende anche dalla creatività e dalla sinergia del binomio. Per lavorare in autonimia nel liberty trainig (ricordo che il cavallo lavora in totale libertá) é necessario avere già esperienza nel campo equestre e nella comunicazione, nonché avere delle buone basi di conoscenza sul comportamento equino. Ma, se seguiti da un professionista, possiamo iniziare a praticare degli esercizi base proprio per sviluppare esperienza, abilità e conoscenza che ci porteranno, nel tempo, a condurre un corretto lavoro in libertá. Inizialmente potremmo avvalerci dell’aiuto della capezza e della lunghina, o di campi circoscritti ( come un tondino). Una volta che il lavoro sará ben interiorizzato, allora possiamo metterci alla prova in totale libertá.

Un primo esercizio che potremmo chiedere al nostro cavallo é quello del “body language”. Attraverso la postura e la prossemica possiamo lanciare diversi segnali, facendo così delle specifiche richieste. Inoltre, grazie a questi esercizi, imparemo ad utilizzare il nostro corpo comunicando (cioé nella maniera corretta). Ecco alcuni esempi di body language:

  1. ” Ti propongo di non fare niente”: fermati di fronte al tuo cavallo a una distanza di circa 1,5m. Mantieni una posizione neutrale, datti il tempo di pensare e di respirare lentamente. Mantieni le tue spalle e la tua testa leggermente in avanti, completamente rilassate. In questo modo stai insegnando al cavallo a restare vicino a te, in tranquillità. Ricorda che il cavallo ha come istinto principale quello della fuga, se non si sente a suo agio si allontanerá da te.
  2. “Ehi, sto per chiederti di fare qualcosa. Prestami la tua attenzione!”: alza la tua energia. Inspira profondamente e solleva la testa. Apri le spalle e aumenta “la tensione” del corpo. Stai dando un segnale di allerta, stai chiedendo cioè al tuo cavallo di alzare la sua energia e di “attivarsi”.
  3. “Segui le mie richieste”: aumenta lo spazio (bolla prossemica) che c’è tra te e il tuo cavallo. Come? Respira profondamente e tira in fuori il petto. Testa alta ed occhi negli occhi con il cavallo. Stai chiedendo al tuo cavallo di accettare che sia tu a prendere il controllo della situazione, stai stabilendo una gerarchia.                   
  4. “Fai qualche passo indietro”: se la postura mantenuta nel punto 3 non è sufficiente, chiedi al tuo cavallo di fare qualche passo indietro. Ci sono diversi modi per farlo. Puoi avvalerti della capezza e della lunghina (per una prima fase di condizionamento preparatoria al liberty training), creando ritmicamente delle leggere pressioni sul naso; o semplicemente utilizzando il tuo corpo (spalle e busto in avanti, facendo dei passi in avanti). La richiesta di spostamento e il relativo successo fa si che il soggetto richiedente sia gerarchicamente di grado superiore.   Il grado di intensità? Dipende dalla risposta del partner equino.                                                                                         

Personalmente mi avvalgo del lavoro in libertá anche nel complesso percorso della rieducazione comportamentale di alcuni cavalli, oltre che per l’educazione dei puledri. Risulta essere, quindi, un importante aiuto educativo e rieducativo.

Il liberty training  (possibile step successivo del lavoro a terra condizionato, dove agiamo per mezzo di strumenti e/o finimenti) è molto articolato e complesso, richiede molto tempo e costanza, ma i risultati che si possono ottenere sono davvero eccezionali.

Questi sono solo alcuni spunti di riflessione che, se presi nel modo corretto, ti apriranno la strada ad un’ equitazione sana e appagante: quella dalla parte del cavallo! Buon lavoro… In libertá!

                     ©Elena Cammilletti                                                                                                                 ©Elena Cammilletti                                                                                                                                                     

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ABILITÀ COGNITIVE: ECCO COME MIGLIORARLE NEL NOSTRO CAVALLO

Un cavallo sereno è un cavallo che ha sviluppato le abilità utili a sopravvivere ed adattarsi ad un determinato ambiente, unica e vera prerogativa di ogni animale presente sulla Terra.

L’adattamento è il parametro con cui si valuta il comportamento dell’animale e il suo benessere psicologico, che peraltro non può essere separato dalla salute fisica e dal benessere sociale.

< Ambiente e sviluppo della abilità devono viaggiare di pari passo >

Utilizziamo il termine “abilità” per indicare la capacità di applicare le conoscenze (che sono a loro volta il risultato dell’assimilazione delle informazioni tramite l’apprendimento) per risolvere i problemi o portare a termine dei “compiti”.

Quando nello specifico facciamo riferimento alle abilità cognitive, intendiamo tutti quei processi mediante il quale l’animale percepisce, mantiene, recupera, manipola, utilizza e manifesta informazioni.

Rientrano tra le abilità cognitive (ne vediamo alcune):

  • la percezione: processo mediante il quale l’informazione è acquisita tramite i sensi (vista, udito, olfatto, tatto e gusto) e registrata come “esperienza”
  • l’attenzione: capacità mediante il quale l’animale  filtra ed elabora le informazioni/stimoli provenienti dall’ambiente
  • il riconoscimento: processo mediante il quale viene categorizzato un oggetto a seguito dell’ associazione del suo utilizzo
  • la memoria: abilità grazie al quale l’animale assimila nuove informazioni e le recuperare nel tempo
  • abilità motorie: capacità di muovere il proprio corpo
  • comunicazione: capacità di emettere o comprendere suoni/gesti
  • funzioni esecutive: processi cognitivi superiori, nella quale vengono messe in atto le funzioni basi (dalla percezione alla comunicazione) per raggiungere uno scopo ben preciso. Tra queste rientrano: la capacità di pianificare un’azione, la regolazione delle emozioni, la flessibilità cognitiva, la modifica e regolazione di un comportamento.

LE ABILITA’ NELLA PRATICA

Di seguito troverete un video di un particolare esercizio che ho proposto al giovane Hopi, Appaloosa di 5 anni.

L’obbiettivo di questa sessione di lavoro è quella di ottenere attenzione e partecipazione attiva da parte del cavallo, mettendo alla prova le sue abilità di memorizzazione e generalizzazione di una determinata informazione acquisita (cambia l’oggetto su cui deve appoggiare lo zoccolo, ma l’abilità richiesta è la stessa), nonché le sue capacità motorie. Aiutandomi con il rinforzo positivo, ho precedentemente insegnato ad Hopi a salire su delle padane fisse, non basculanti, prima basse e poi molto alte, prima con una zampa, poi con l’altra, poi con entrambe.

In questo video viene riportata un’altra sessione di lavoro, dove per la prima volta gli viene richiesto di appoggiare l’arto (dx o sx a seconda della mia indicazione) su un ceppo.

Perché queste richieste? Non di certo per prepararci a qualche spettacolo circense! Hopi ha enormi abilità cognitive e trova particolare appagamento nello svolgere esercizi nei quali può utilizzarle, migliorarle e metterle alla prova. Avere “scoperto” questa sua caratteristica, ha fatto sì che tante problematiche comportamentali legate alla sua storia venissero con il tempo superate.

VIDEO LEZIONE

  • STEP 1- SENSORY ANALYSIS
  • STEP 2- BASIC REQUEST
  • STEP 3- ADVANCE REQUEST
  • STEP 4_ INTRINSIC MOTIVATION
  • STEP 5_RELATIONSHIP

STEP 1- SENSORY ANALYSIS

L’apprendimento, nonché le abilità cognitive, sono strettamente legate all’utilizzo dei sensi. L’interiorizzazione positiva di uno stimoli avviene sempre e solo quando il cavallo ha la possibilità di valutare la situazione tramite i suoi sensi. Ha bisogno di vedere, sentire, “toccare”, annusare e spesso anche gustare.

Qualsiasi sia l’oggetto con cui il cavallo dovrà “interagire” dategli il giusto tempo per analizzare liberamente lo stimolo: c’è chi si dirigerà incuriosito e propenso a conoscere l’oggetto, chi invece ne avrà timore. Ad entrambi serve comunque tempo per analizzare e raccogliere informazioni.

STEP 2- BASIC REQUEST

Le richieste devono essere direttamente proporzionali alle abilità che il cavallo ha già acquisito. Non è corretto chiedergli di mettere il piede su una pedana molto alta, se non ne vuole sapere di passarne una a raso terra. Tutto deve avere una sequenza logica e le richieste devono essere fatte con un’ottica di progressione.

In questo specifico caso, Hopi è già in grado di salire sulle pedane, anche quelle alte un metro da terra. Nonostante questo, mi rendo perfettamente conto che cambiando la tipologia di base su cui dovrà appoggiare l’arto, e soprattutto essendo una base non fissa, devo incominciare con una richieste “semplice”.  Inizio, perciò, posizionando il ceppo di legno sdraiato a terra.

STEP 3- ADVANCE REQUEST

Hopi è davvero formidabile e nella stessa sessione di lavoro posso già modificare e rendere più complessa la mia richiesta. Attenzione però! La difficoltà dell’esercizio richiesto aumenterà in base alla capacità di apprendimento del cavallo con cui stiamo interagendo. Non serve raggiungere l’obbiettivo finale in un’ unica sessione, anzi spesso risulta controproducente.

Non abbiate mai fretta!!! I risultati si ottengono con il tempo e con molta, molta, pazienza e perseveranza!

Posiziono il ceppo in verticale ed ecco che Hopi, senza alcuna esitazione, riproduce il comportamento richiesto precedentemente. Direi che la sua capacità di generalizzazione è ottima!

Per generalizzazione si intende quel processo mediante il quale l'animale (umano compreso) utilizza le abilità acquisite in situazioni diverse.

STEP 4- INTRINSIC MOTIVATION

Come ho precedentemente sottolineato, per ottenere questo comportamento da Hopi, ho utilizzato un rinforzo positivo (biscotti). Un comportamento che non è rinforzato, nel tempo va in estinzione (questo avviene anche in natura se l’ambiente non fornisce le sufficienti quantità di rinforzo). Per farsi che il cavallo mantenga  un determinato comportamento, e che quindi non lo metta in atto solo perché ricompensato (motivazione esterna), dobbiamo fare in modo che  riproduca quello specifico comportamento per il piacere di farlo (motivazione interna, intrinseca).

Mettere in atto un comportamento per "il piacere di farlo" significa che il cavallo mentre lo fa è sereno, attivo, assolutamente collaborativo e partecipante. 

STEP 5- RELATIONSHIP

La relazione deve essere l’obbiettivo principale di chi interagisce con un animale, qualsiasi esso sia. Ogni azione che andremo a compiere o a richiedere inciderà, più o meno positivamente, sul rapporto con il nostro cavallo. Se le attività che gli proponiamo sono per lui gratificanti e soprattutto utili, riconoscerà in noi un partner umano affidabile, responsabile e degno della sua attenzione e fiducia.

Terminato il lavoro prendiamoci sempre il giusto tempo per coccolare e gratificare il nostro partner equino.

© Elena Cammilletti

EDUCAZIONE, ADDESTRAMENTO, RIEDUCAZIONE: CHE CONFUSIONE!!

Chi è nel mondo dei cavalli, o degli animali in generale, avrà sicuramente sentito parlare di “educazione”, “addestramento” e “rieducazione”. Termini spesso utilizzati in maniera approssimativa, come sinonimi, che in realtà indicano specifiche e differenti attività. C’è differenza, quindi, tra educare un cavallo ed addestrarlo, abissale poi è la differenza che c’è tra educarlo/ addestrarlo e ri-educarlo. La difficoltà resta per i proprietari di cavalli che, di fronte a specifiche esigenze, non sanno a quale figura professionale rivolgersi.

Vediamo di capire insieme cosa indicano queste tre parole ed impariamo a contestualizzarle correttamente.

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Educazione

Presupponendo che, al di là dei comportamenti innati, un puledro alla nascita non ha esperienze, l’educazione è fondamentale ed assolutamente necessaria per permettere all’animale di sviluppare abilità utili ad adattarsi meglio all’ambiente dove vive e a creare relazioni interspecifiche (se si tratta di regole dettate dall’uomo) o intraspecifiche (se le regole sono dettate da conspecifici) corrette.

Il termine “educare”/ “educazione” deriva dal latino “ex ducere”, che significa “tirare fuori” una potenzialità/abilità. Si può educare quindi un animale alle regole sociali e relazionali, utili a favorire la comunicazione e la convivenza anche con individui di specie diversa. L’educazione è un processo in rapida evoluzione, nella quale non esistono parametri fissi e immutabili. Se fattori interni (età, sviluppo, esperienze) e fattori esterni (ambiente, cambio del partner umano, cambio di partner equino, ecc) cambiano, si modificheranno anche le regole educative fino ad allora stabilite e i comportamenti dovranno così adattarsi alle nuove richieste. 

Considerando che oggigiorno, nella maggior parte dei casi, il cavallo è un animale domestico perché inserito in un ambiente “umano”, costruito/pensato e gestito da esseri umani, nella quale la loro presenza è preponderante, è assolutamente indispensabile che venga educato correttamente affinché possa adattarsi meglio all’ambiente dove vive, limitando così la possibilità che manifesti problemi comportamentali.

Addestramento

Addestrare significa invece “rendere destro”, rendere un animale capace di compiere una determinata azione. Migliorare cioè le sue doti innate e specifiche a scopi amatoriali, sportivi, ecc.

L’addestramento è utile ad ottenere una performance. In questa fase si insegna al cavallo uno specifico compito, modellato secondo le nostre esigenze. L’addestramento può iniziare solo quando il puledro ha raggiunto una certo sviluppo psico-fisico, mentre l’educazione prima inizia meglio è! Trovo che comunque l’addestramento, sviluppato con metodo ed esercizi specifici, sia assolutamente utile. Immaginiamo di dover insegnare al nostro cavallo di salire su una pedana che bascula. Grazie a questo esercizio appreso il cavallo avrà la possibilità di migliorare abilità innate che in questo caso saranno abilità legate alla locomozione (equilibrio, coordinazione, ecc.). Non dimentichiamoci che il cavallo è una preda e per lui migliorare e sviluppare abilità significa garantirsi la sua sopravvivenza.

Relazione con l’uomo: educazione o addestramento?

Per avere una relazione sana e condividere serenamente spazi e momenti con il nostro cavallo, non è quindi indispensabile che sia “addestrato”, ma bensì che sia educato. Un cavallo correttamente educato vivrà la relazione con l’uomo serenamente, nel rispetto delle regole sociali e senza manifestare comportamenti deviati. Prima di correre alla ricerca del risultato da un punto di vista della performance è importante, quindi, dedicare il nostro tempo all’educazione dell’animale. Se ben educato, migliore saranno anche le risposte in addestramento. L’addestramento è metodo, l’educazione è un insieme di convenzioni. È pur vero però, che in molti casi educazione ed addestramento viaggiano di pari passo.

Rieducazione

L’azione di rieducare un cavallo significa “ri-tirare fuori” potenzialità e abilità perse o modificate. Significa, quindi, correggere comportamenti e azioni, ormai patologiche, sviluppate a causa, solitamente, di ambienti inadatti, o da cattiva gestione, da traumi, ecc. Ambiente e comportamento sono strettamente collegati tra loro. Un cavallo che vive in un ambiente che non appaga le sue esigenze fisiologiche e che non ha relazioni sane, molto probabilmente svilupperà comportamenti che andranno a ledere al suo benessere psico-fisico. La rieducazione si avvale di un ambiente etologicamente corretto, di un metodo individuale composto da esercizi specifici, ma soprattutto della comprensione del comportamento e dello stato emotivo del soggetto.

Le figure professionali: a quali rivolgersi e perché

Nel mondo equestre, a differenza degli altri campi, non esistono chiare e nette distinzioni e ruoli professionali. Ci sono gli istruttori e tecnici, gli addestratori, gli educatori (anche se è un termine poco usato nell’equitazione, più diffuso nella cinofilia) e i rieducatori. A queste figure professionali, si aggiunge la parola “comportamentista” quando la persona, per studi e formazione, conosce e riconosce i problemi comportamentali. Spesso gli istruttori e tecnici svolgono anche la funzione di addestratori e, spesso, chi si occupa dell’educazione dei cavalli fa anche lo step successivo dell’addestramento, e così via. In base all’esperienza e alla formazione è chiaro che una persona può rivestire più ruoli ed avere diverse competenze.

Quando si hanno problemi nella gestione e nella relazione con il proprio partner, e opportuno quindi rivolgersi ad un educatore: colui cioè in grado di aiutare il cavallo a sviluppare abilità cognitive, emotive e motorie utili ad adattarsi all’ambiente e volte a migliorare il rapporto con il proprio partner umano.

Se, per esempio, si vuole imparare a montare il cavallo nelle tre andature, ci si dovrà rivolgere ad un istruttore (colui che è in grado di formare cavalieri ed è abilitato ad insegnare l’arte equestre).

Se volessimo insegnare al cavallo una particolare disciplina dovremo rivolgerci ad un addestratore.

Se, invece, il cavallo manifesta comportamenti deviati si farà rifermento ad un rieducatore (colui che è in grado di recuperare cavalli che mostrano comportamenti patologici).

Fatta un po’ di chiarezza sulle terminologie e sulle varie figure professionali mi auguro, per il bene dei cavalli, che con il tempo si formino sempre più educatori ed addestratori competenti e che ci sia sempre meno bisogno dei rieducatori.

© Elena Cammilletti