CAVALLO: ANIMALE DOMESTICO. CONOSCIAMO LE SUE REALI ESIGENZE FISIOLOGICHE?

Quando, in relazione ad un animale, si utilizza il termine “domestico” si fa riferimento a quel processo (domesticazione) mediante il quale un’ intera specie animale si è adattata alla convivenza con l’uomo (“vivere in cattività”), modificando le caratteristiche genetiche e comportamentali, attraverso generazioni e generazioni, come risultato dell’ addattamento ai cambiamenti ambientali, spesso repentini.

Al contrario, quando parliamo di “addomesticazione” non si fa riferimento all’intera specie animale, che resta selvatica, ma ai singoli soggetti resi mansueti ed obbedienti all’uomo (leone, tigre, falco, ecc.).

Il cavallo è considerato un animale domestico, in quanto l’intera specie Equus Caballus è stata domesticata.

La tigre che si trova negli spettacoli, per esempio, é un animale addomesticato, in quanto la specie Panthera Tigris non è mai stata soggetta al processo di domesticazione.

La domesticazione del cavallo è avvenuta intorno al 5-4mila a.C., circa 10 mila anni dopo quella del cane. La tardività con cui venne addomesticato il cavallo (inteso come processo di domesticazione) lo rende, oggi, molto simile ai suoi antenati nelle caratteristiche morfologiche e genetiche.

L’unica specie sopravvissuta ed ancora oggi presente nel parco nazionale di Hustajn Nuruu é l’ Equus ferus przewalskii (il cavallo selvatico delle steppe mongoliche, vedi foto),

Se si studia attentamente la filogenesi equina (processo evolutivo della specie) vedremo che il cavallo é un animale in grado di adattarsi molto bene ai cambi ambientali e agli stress evolutivi. Nel corso dell’evoluzione i suoi antenati, infatti, sono stati sottoposti ad importanti cambi del territorio, delle risorse alimentari ( da foreste ricche di fitta vegetazione a steppe e praterie) e sottoposti a continue predazione (da parte anche dell’uomo), ma nonostante questo sono riusciti ad adattarsi all’ambiente e a sopravvivere.

Studi riportano che il cavallo poté sopravvivere all’estinzione grazie al processo di domesticazione, nonché grazie alla sua grande capacità di adattarsi alla vita in cattività.

Ma cosa ha reso possibile la domesticazione dei cavalli rispetto ad altri animali?

Un animale, secondo J. Diamond, per poter essere domesticato, oltre ad avere la capacità di sopportare un “stress evolutivo”, deve avere i seguenti requisiti:

  • Dieta flessibile: essendo un erbivoro, capace di digerire diverse fonti di cibo, le risorse alimentari indispensabili per la sua sopravvivenza sono più facilmente reperibili e meno dispendiose nella gestione del suddetto animale in cattività
  • Tasso di crescita veloce: il cavallo, rispetto ad altri grossi mammiferi e rispetto anche all’ uomo, ha una maturazione più precoce e veloce (a due anni raggiunge già la pubertà)
  • Gerarchia sociale modificabile: i cavalli riescono a creare gerarchie sociali (basate su dominanza, subordinazione e leadership) anche interspecifiche ( vedi con l’ uomo)
  • Buon carattere: esclusi particolari soggetti (che rientrano però nella singolarità, nonché eccezione), il cavallo è un animale di buon carattere, non particolarmente aggressivo, mansueto anche nei confronti dell’uomo
  • Temperamento che renda facile il controllo del panico o fuga: la fuga è la principale strategia di difesa che il cavallo mette in atto, essendo una preda ed avendo una struttura fisica che gli permette di correre molto velocemente. Essendo anche un animale sociale, tenderà ad adattare le sue reazioni per il bene comune.

“È più facile gestire un elemento se ad essere gestito è l’intero branco”

  • Adattamento alla vita in cattività: questo fattore è principalmente legato al successo riproduttivo anche in un contesto non naturale. In questo si sa, che il cavallo é in grado di riprodursi anche mediante inseminazione artificiale e in un ambiente che non soddisfa le sue esigenze fisiologiche ed etologiche.

L’ereditarietà delle esigenze fisiologiche allo stato domestico

Il cavallo “domestico” ha caratteristiche genetiche, fisiologiche, ma soprattutto comportamentali differenti dai suoi antenati.

Ci sono però alcune caratteristiche, che chiameremo “ESIGENZE FISIOLOGICHE”, che sono rimaste in un certo senso invariate:

  1. Esigenza fiosiologica di nutrirsi (di pascolare) e abbeverarsi: come ogni essere vivente necessità di bere ed alimentarsi quotidianamente in maniera adeguata al fine di soddisfare il suo fabbisogno giornaliero. In natura il cavallo bruca dalle 16 alle 18 ore al giorno.
  2. Esigenza fisiologica di movimentazione: il cavallo in natura percorre diversi km al giorno, i suoi apparati (digerente, locomotorio, ecc) “funzionano bene” se viene soddisfatta questa sua esigenza fisiologica primaria.
  3. Esigenza fisiologica di socializzazione: il cavallo è un animale fortemente sociale, necessità perciò di interagire e socializzare con conspecifici (individui appartenenti alla stessa specie).
  4. Esigenza fisiologica di riprodursi: meno evidente allo stato domestico se si ricorre alla castrazione, ma molti atteggiamenti agonistici manifestati dagli stalloni, derivano dal senso di frustazione legato all’impossibilità di soddisfare questa esigenza.
  5. Esigenza fisiologica di sviluppare abilità cognitive, motorie ed emotive utili ad evolversi e sopravvivere: l’ambiente in cui vive il cavallo deve essere etologicamente stimolante.

Al fine di tutelare il benessere psico-fisico del cavallo domestico, le 5 principali esigenze fisiologiche devono essere soddisfatte quotidianamente.

© Elena Cammilletti

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