COMPORTAMENTI DIVERSI A SECONDA DELLA SPECIE

Salve Elena. Mi sono sempre chiesta se i cavalli si comportano con noi come si comporterebbero con i loro simili. Secondo lei è sufficiente osservare il comportamento tra conspecifici per comprendere il nostro cavallo? Mi sa dire qualcosa in merito all’argomento? Ludovica.

Salve Ludovica. L’osservazione etologica, ovvero osservare il nostro cavallo in un contesto etologicamente corretto senza interferire nelle sue relazioni intraspecifiche, è sicuramente un buon punto di partenza (se non addirittura quello più efficace) per comprendere il suo linguaggio, previo studio dell’ etogramma (tabella in cui vengono riportati i comportamenti innati della specie).

Ci tengo però a sottolineare che per quanto il codice comunicativo sia lo stesso, perché per l’appunto proprio del suo essere cavallo, i comportamenti solitamente non sono gli stessi, alcuni possono essere simili, altri comuni, ma altri (la maggior parte) vengono espressi in maniera differente.

La relazione uomo-cavallo è una relazione interspecifica (tra due individui appartenenti a specie diverse). Come per noi è chiara la distinzione tra un nostro simile (umano) e un qualsiasi altro animale, così lo è per il nostro partner equino. L’approccio che il cavallo avrà con un altro cavallo non sarà mai uguale a quello che avrà con noi, egli infatti attuerà in maniera conscia ed inconscia tattiche differenti, condizionate da associazione ed esperienze fatte nel corso della sua vita.

 "Se osserviamo un cavallo relazionarsi con un uomo, potremo osservare attitudini e comportamenti differenti rispetto a quelli che vedremo con i suoi conspecifici". 

© Elena Cammilletti

IL MIO CAVALLO NON STA LEGATO!

Buongiorno Elena, mi chiamo Giulia e ho da poco preso una puledra di 10 mesi. Non mi reputo alle prime armi, ma mi sono resa conto che per una gestione corretta di Adeline l’esperienza che ho non è sufficiente. Pensavo di avere a che fare con una cavalla con un minimo di educazione, per lo meno le basi della gestione a terra. Invece, arrivata in struttura, mi sono ritrovata con una puledra che sa si e no che cosa è una capezza. É arrivato il momento di insegnarle a stare legata, ma sto incontrando delle serie difficoltà.  Se libera nel paddock, riesco ad avvicinarmi a lei senza problemi, accarezzarla e pulirla, ma quando la porto nella scuderia e la lego a un box, al minimo rumore, inizia a muovere tantissimo i piedi, mi viene addosso con il posteriore, indietreggia. Un giorno poi è successo il caos: la lego al box e, come sempre, dopo pochi minuti inizia ad agitarsi e, non so come, è scivolata incastrandosi la capezza al gancio della porta del box . Per slegarla è stato davvero complicato. Ci siamo entrambe spaventate molto e ora ho davvero paura che la cosa si ripresenti. C’è un modo per insegnarle a stare legata e, soprattutto, come farlo in sicurezza? Grazie G.

Salve Giulia, cerco subito di tranquillizzarti dicendoti che sì, ci sono metodi e soluzioni idonee ad insegnare a un giovane cavallo a restare tranquillo e a sentirsi a suo agio quando legato, così come ci sono mezzi rieducativi qualora il cavallo abbia, invece, acquisito comportamenti non corretti. É fondamentale che nel programma di educazione del nostro partner equino si dedichi il giusto tempo ed attenzione ad insegnargli a mantenere un comportamento corretto quando legato.

Partiamo da un concetto fondamentale: l’ambiente. Il cavallo per natura è una preda e in caso di pericolo reagisce istintivamente con la fuga. Bene, è quindi deducibile che i suoi sensi e i suoi apparati siano fisiologicamente strutturati in maniera funzionale a questa strategia di difesa. Il cavallo scappa da uno stimolo ambientale che reputa pericoloso, ma per scappare deve potersi muovere. Se si sente legato, bloccato, intrappolato, deve trovare il modo di liberarsi ed attua un altro meccanismo: quello della lotta e, in questo specifico caso, lotta contro la pressione. Inizia così a dimenarsi, tirare, arrivando addirittura a rampare e, non così raramente, scivolare e cadere rovinosamente. Se è uno stimolo ambientale a renderlo nervoso quando legato, prima di chiedere al nostro giovane ed “inesperto” partner equino di restare fermo in stazione per diversi minuti dobbiamo essere sicuri che si senta perfettamente a suo agio nell’ambiente e che in presenza di stimoli improvvisi sappia gestirsi. Proverò qui a darti qualche consiglio ed esempio pratico da poter mettere in atto con la tua partner equina. Ovvio che dovrò essere molto schematica e concisa, quindi per qualsiasi dubbio o difficoltà possiamo sempre sentirci e valutare insieme il da farsi.

Da quello che mi scrivi, la tua puledra nel suo paddock non è restia a farsi pulire, toccare, restare cioè ferma per diverso tempo nell’interazione con te, ma se portata fuori dalla sua zona confort tutto si amplifica, anche le sue reazioni agli stimoli ambientali. Quando é legata al box lei sa bene di essere limitata nei movimenti di reazione. La vedi perciò muovere molto i piedi (attivazione dell’istinto di fuga), indietreggiare (lotta contro la pressione), fino (come nell’episodio che mi hai raccontato) ad arrivare a scivolare in preda al panico (incapacità di gestione e controllo delle emozioni).

Quando ci relazioniamo con un cavallo, in particolare con un puledro, è importante sapere che loro (a differenza nostra) percepiscono/vedono il “mondo reale” per dettagli: sono infatti i piccoli dettagli (ancora di più se sono per loro delle novità!) a creare preoccupazione/ interesse nel nostro partner equino. La nostra percezione dell’ambiente è differente: tendiamo a guardare il mondo reale in maniera “astratta”, cioè nel suo insieme, perdendo di vista un gran numero di particolari. Mi è parso di capire che al di là della marcata inesperienza della puledra, al momento da un punto di vista relazionale non ci siano problemi, perciò penso che prima di insegnare ad Adeline a stare legata devi focalizzare la tua attenzione su: 

  1. comprendere come Adeline percepisce l’ambiente che la circonda (al di fuori della zona confort), lavorando sull’ esplorazione ambientale e desensibilizzazione a stimoli
  2. aiutarla a migliorare la sua capacità di gestione delle emozioni primarie (principalmente la paura).
Prima di legarla in un ambiente che non la fa sentire a suo agio, spendi il tuo tempo nel farglielo conoscere. L'esplorazione ambientale è una forma di apprendimento esperienziale che nei cavalli non deve mai mancare e deve avvenire prima di qualsiasi richiesta.

Step 1_ Grooming in area confort

La fiducia e la voglia di interagire con noi è spesso la chiave di risoluzione positiva dei problemi comportamentali. Avete entrambe vissuto una brutta esperienza, perciò prendi del tempo per ristabilire la giusta armonia tra voi. Nella zona confort crea delle attività appaganti, ovvero quelle attività riconosciute dai nostri partner equini come attività/riti sociali, utili a fortificare la relazione e migliorare la loro condizione di benessere psico-fisico. Con una puledra così piccola il grooming (rito sociale per eccellenza) è una delle attività migliori da proporle.

Step 2_ Condizionamento positivo (capezza e lunghina)

Un cavallo non nasce sapendo che cosa è una capezza e una lunghina e, spesso, non ci rendiamo nemmeno conto che, una volta messe, non è assolutamente automatico che il cavallo ci segua, sappia cioè quello che deve fare. Avendo a che fare con cavalli più grandi, educati ed addestrati, il rischio è quello che con il tempo si diano per scontato troppe cose. É facile, perciò, cadere nella credenza che un cavallo debba, per esempio, aumentare l’andatura alla nostra pressione delle gambe, piuttosto che fermarsi se creiamo una pressione con la lunghina o che, al suono della “rana”, debba partire al trotto. Questi sono solo alcuni esempi di convinzioni errate. Non è così, tutto avviene a seguito di condizionamento ed é tramite un corretto e adeguato condizionamento che insegniamo al nostro cavallo il comportamento da adottare quando legato. Prima di chiedere al nostro cavallo di stare legato, dobbiamo essere sicuri che accetti di buon grado la capezza e che risponda correttamente alle pressioni che crea la lunghina.

In pratica: Resta nella sua zona confort e mettile la capezza, solo la capezza. Una volta indossata dille “brava” e dalle una ricompensa. Aspetta qualche secondo e ripeti. Attenzione però a quando sfili la capezza: Adeline non deve scappare via come se non vedesse l’ora di togliersi di dosso quell’arnese. Quindi con molta, molta calma, sfila la capezza, preparandoti subito con un “brava” e la ricompensa. Rimetti, ritogli. Se senti che la tua cavallina è perfettamente a suo agio, fai una piccola pausa lasciandole su la capezza e ricompensando. Dagli qualche minuto di svago, condividendo lo spazio con lei. Se ha del fieno a disposizione lasciala mangiare. Passati qualche minuto da poter riavere la giusta attenzione della puledra, prendi in mano la lunghina. Fagliela annusare, passala su tutto il corpo e poi agganciala al gancio di conduzione della capezza. Crea delle piccole pressioni e rilascia. Fai due passi con lei e rilascia.

   Capezza e lunghina significano "andiamo", ma devono significare anche "fermo, resta, tranquillo".  

Bene ora posizionati davanti alla tua cavalla, resta li ferma, respira con il diaframma. Non creare alcuna pressione, rilassati. Se te la senti, chiudi anche gli occhi. Respira. Resta nel qui e d’ora. La tua cavalla non è forse ferma davanti a te? Tu in quel momento sei stata la sua condizione positiva dello stare legata, l’esempio di “status emotivo” da avere. Quella sensazione che hai provato tu e la stessa che deve avere lei quando la porterai in scuderia davanti al box. Con calma…

Step 3_ Esplorazione ambientale

C’è qualcosa in quella scuderia che non la fa sentire a suo agio…Bene! Devi assolutamente scoprire cosa è! Spazio chiuso? Nuovi rumori? Percezione di rumori dove non è possibile risalire/visualizzare la fonte? Cambi di luce? Presenza di altri cavalli? Movimenti continui di persone, carriole, cibo? non legarla li, per lo meno non adesso.

In pratica: percorri il corridoio della scuderia più volte, falla interagire con gli oggetti, resta ferma con lei al tuo fianco e respira. Ricorda la sensazione presentata nello step 2 e riproponila. Quando quell’ambiente sarà per lei “normale”, allora potrai passare a legarla al box (step 4).

Step 4_ Esempio pratico (post evento “traumatico”)

Giorno 1: ci siamo Adelina si sente a suo agio anche in quella scuderia, è arrivato perciò il momento di fare un ulteriore passo in avanti. Inizia con il metterla in posizione frontale al box. Resta 30 secondi così, dille “brava” e  ricompensa. Fate due passi e riportala davanti al box. É tranquilla? Bene, questa volta restate ferme qualche secondo in più e, come sempre, dille “brava” e ricompensa. Se dovesse, invece, agitarsi tu resta calma e respira, resta nella richiesta fino a quando lei non si tranquillizza, a quel punto ricompensa. Con calma. Tutto bene? Se si, per oggi può bastare. Cambia attività.

Giorno 2: rimettila frontale al box, 30 secondi, “brava”, ricompensa, due passi. Ritorna. Fai passare la lunghina alla grata del box senza legarla. Togli le mani dalla lunghina o tieni l’estremità finale senza creare pressioni. Respira e rilassati. Altri 30 secondi, “brava”, ricompensa, due passi. Cerca di aumentare il minutaggio (2-5 m) senza arrivare mai al limite di “sopportazione” della puledra.

Giorno 3: Ripeti la stessa sequenza, ma questa volta legala con un nodo di sicurezza o con l’aiuto dei dispositivi di sicurezza (vedi paragrafo successivo). Resta in stazione per 5-10 m e nel mentre magari puliscila.

Seguendo questo schema, man mano che passeranno i giorni, maggiore sarà il tempo in cui Adeline riuscirà a stare legata in assoluta tranquillità. L’importante è che fai le cose con calma, senza fretta.

DUE VALIDI ALLEATI: consigli e strategie utili

Ti sto per proporre due alternative complementari tra loro e che, nella mia esperienza, sono risultate essere molto efficaci. Un cavallo da imitare (a) e l’uso del Blocker Tie Ring (b).

(a) Per un giovane puledro, l’esempio di un cavallo che ha esperienza dell’ambiente e nel controllo delle emozioni è fondamentale. Si tende spesso a consigliare l’esempio di un cavallo “guida” nelle passeggiate, ma perché non adottare questo metodo anche nelle pratiche quotidiane? Se saputo gestire nel modo corretto è assolutamente funzionale.

Se Adeline ha un cavallo a cui fa particolare affidamento e questo risulta essere un buon cavallo maestro, è giunto il momento di provare a chiedergli aiuto. In questo caso però dovrai farti aiutare da un’altra persona che gestirà l’altro cavallo.

In pratica: fai uscire Adeline dal suo paddock, fate passeggiare i due cavalli insieme per qualche minuto, poi facendo avanzare il cavallo più esperto, dirigetevi verso la scuderia. Posizionate i due cavalli a distanza di sicurezza, ma comunque affiancati. Sono sicura che la tua puledra percepirà l’ambiente  e gli stimoli in maniera diversa e vedendo l’altro cavallo tranquillo e a suo agio, molto probabilmente lo sarà anche lei.

(b) il Blocker Tie Ring è un anello di sicurezza antipanico che può risultare un valido alleato con i cavalli che entrano facilmente in panico quando si sentono legati e iniziano a tirare. Il sistema è brevettato affinché nel momento in cui il cavallo tira indietro, la lunghina si allunga dolcemente (per qualche cm) senza strattoni o ulteriori pressioni, riducendo drasticamente gli incidenti. Di seguito un video per capirne il funzionamento.

É importante, però, che tu sappia che gli "alleati", i condizionamenti e le ricompense devono essere funzionali alla costruzione di un comportamento che verrà mantenuto a distanza di tempo, anche e soprattutto, in assenza di essi. L'educazione di un puledro è una questione molto delicata, che richiede tempo e soprattutto esperienza. É sempre opportuno perciò farsi seguire da un professionista.

© Elena Cammilletti

CIRCLING STALL: ANOMALIE DELLA STABULAZIONE IN BOX

Buongiorno Elena, mi chiamo Luca e ho un cavallo di 8 anni da qualche mese. Riesco ad andare in scuderia solo 2-3 giorni a settimana. Prima che diventasse il mio cavallo, era scuderizzato in un posto dove al giorno veniva messo a paddock e ritirato per la notte. Ora, invece, è stabulato in box tutto il giorno e ho notato che cammina spesso in circolo nella stessa direzione, arrivando anche a sudare. Nella gestione precedente questo tipo di comportamento non lo aveva mai manifestato. Escludendo, a seguito di valutazioni, problematiche fisiche, secondo lei perché si comporta così?
Salve Luca. I motivi per cui il suo cavallo manifesta questo comportamento stereotipato (ovvero un comportamento compiuto in maniera continua e ripetitiva) possono essere diversi. Studi recenti hanno evidenziato che alcuni comportamenti, in alcune razze, sono dati da un fattore ereditario. Inoltre, le tecniche di svezzamento, una gestione che non soddisfa le esigenze fisiologiche del cavallo, il cambio di ambiente ed abitudini, l’inattività e la noia, possono influire sullo sviluppo di tali comportamenti.
Nel caso del suo cavallo l’atto di camminare in maniera continuativa ed in circolo (circling stall) nel box, sembra sia la manifestazione di un mancato soddisfacimento di una delle primarie esigenze fisiologiche, quella di pascolare, nonché la mancanza di spazio e il cambio di abitudini.
Il cavallo è un animale migratorio che allo stato brado è solito percorrere diversi km durante il giorno. Abituato in una gestione che prevedeva la messa a paddock quotidiana, con magari la possibilità di socializzare con i suoi simili, ora la stabulazione h24 nel box per diversi giorni consecutivi, lo porta a vivere in uno stato di frustrazione che manifesta con questo comportamento stereotipato.
A lungo andare il “camminare nel box”, soprattutto se nella stessa direzione, può causargli ipertensione ai muscoli di un lato della schiena e quelli del lato opposto subiscono invece un’atrofizzazione.
Visto che il comportamento si manifesta da poco tempo, le consiglio di trovare subito una soluzione più idonea al suo partner equino. È probabile che così facendo, dandogli cioè la possibilità di stare a paddock, avvenga una cessione spontanea o una netta diminuzione di questo comportamento.

©Elena Cammilletti