NOIA E STRESS: LA SCUDERIZZAZIONE.

In molti sostengono che la stabulazione in box è una situazione che porta più facilmente un cavallo ad annoiarsi . Reputando la stabulazione in box h24 altamente nociva per un cavallo che necessita di movimento libero e di interazioni costanti e funzionali con cospecifici, trovo alquanto veritiera tale affermazione. L’ ambiente “box” è un ambiente spesso asettico, con poca luce, che non lascia molto spazio a nuovi stimoli cognitivi.  Pare, però, che alcuni proprietari di cavalli lamentino del fatto che i loro partner equini manifestano tale stato emotivo anche quando sono a paddock, situazione gestionale che risulta essere corretta da un punto di vista fisiologico ed etologico, e alcuni riconducano alla noia alcune manifestazioni comportamentali dei loro partner equini (comportamenti aberranti, agonistici, ipersensibilità, depressione, ecc.).

Come è possibile che ciò avvenga se l’ambiente “paddock” è maggiormente stimolante rispetto al box? Questi comportamenti sono davvero legati alla noia o c’è qualcosa di più?

Facciamo un passo indietro e vediamo che cosa è la “noia“. Prima del 1853 la noia era ricondotta a tutto ciò che rimadava a una condizione tediosa, fu allora che venne introdotto il termine inglese borebom, associando la noia a un concetto di “riempimento“. La necessità, cioè, di riempire il tempo, lo spazio e la mente. È uno stato emotivo che porta l’indivuduo a sviluppare nuove abilità: la noia è pertanto, come sostiene G. Perry, “uno stato fortemente creativo”.

Studi portati avanti dalla ricercatrice C.Burn riportano che anche gli animali “ne soffrono, specialmente se sottoposti a deteminate condizioni”.

” […]I nostri test, condotti su topi da laboratorio, ratti, cani da compagnia, cavalli e muli da soma e altri animali in cattività, hanno mostrato che effettivamente tali individui percepiscono soggettivamente lo scorrere del tempo, e che maggiore è la monotonia ambientale, più il tempo sembra passare lentamente”

Quando l’uomo si annoia prende in mano il telefonino, esce a fare una passeggiata o più semplicemente inizia a vagare con la mente.

Se l’uomo inizia a “fantasticare” con i pensieri (e non solo), é perché ha la possibilità di agire liberamente secondo le proprie necessità e spesso la noia non porta a nulla di negativo, ma lo stimola a fare qualcosa di nuovo e più appagante. Per il cavallo purtroppo, delle volte, non é così.

È chiaro quindi che sì, i cavalli si annoiano, ma non è la noia a generare comportamenti agonistici, aberranti o devianti. Il cavallo si annoia, sia in box che al paddock, persino durante un’attività, quando subentra una situazione di monotonia. A differenza di una stabulazione in paddock, nella quale la monotonia viene spesso spezzata da stimoli che obbligano il cavallo ad interagire maggiormente con l’ambiente, nel box questa condizione è piuttosto persistente.

L’impossibilità di soddisfare le proprie esigenze fisiologiche é ciò che in un primo momento potrebbe suscitare noia, ma che in un secondo momento crea frustrazione. La causa della manifestazione di comportamenti non positivi e non consueti è quindi lo stress, legato alla costrizione di vivere in spazi ridotti, angusti, etologicamente non corretti, nonché a una situazione di forte disagio che il cavallo prova (quello la Burn definisce con “sottoposti a determinate condizioni”), all’ inattività ed assenza di stimoli e alla costrizione nel fare ciò che non si vuole.

L’assenza di stimoli provoca stress, troppi stimoli causano stress, l’isolamento da conspecifici genera stress (anche se a paddock), la separazione momentanea dal vicino di paddock crea stress, ecc. Difficilmente un cavallo messo a paddock, con fieno o erba a disposizione e vicino/ insieme a conspecifici entrerà così facilmente in uno stato di stress da mancanza di movimentazione, interazione, stimolazione sensoriale, ecc.

white horse near hay stack during day
Photo by Pexels

Rendere l’ambiente del nostro cavallo “etologicamente stimolante” è un nostro dovere. La gestione fa la differenza. In commercio ci sono, però, diverse soluzioni che possono aiutarci con cavalli particolamente sensibili allo stress, impegnando il loro tempo in attività, come dire, “buone”:

  • CARROT BALL: fatta di un materiale anti-scoppio, da appendere, progettata per inserire all’interno le carote.
  • HEUBOY PALLA: di plastica rigida, forata. Utilizzabile sia nel box che a paddock, la palla è progettata per essere rimpita di fieno, stimolando l’assunzione lenta di foraggio secco. Se tra il fieno si aggiungono delle carote, funziona esattamente come il kong per i cani. A differenza della Carrot ball, questa viene lasciata a terra, invogliando così il cavallo a muoversi. Ogni volta che il cavallo colpirà la palla, facendola rotolore, qualche pezzo di carota cadrà dai fori, gratificando e rinforzando il comportamento. Il cavallo sarà così più invogliato a intrattenersi con questo gioco e a “riempire” in questo modo il suo tempo.
  • PALLA CLASSICA DA GIOCO: in plastica morbida o dura, con manico o senza, di varie dimensioni. 
  • PALLA SNACK/MANGIME: è la palla da leccare o mordere, di vari gusti.

Questi sono solo alcuni dei protodotti facilmente reperibili in commercio, ma deve essere chiaro che non possono e non devono sopperire alla mancanza di appagamento delle esigenze fisiologiche causata da una scuderizzazione non corretta.

© Elena Cammilletti

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